
Il primo metodo per chitarra
Si suppone che Federico Moretti sia nato a Napoli all'inizio della seconda metà del '700, mentre, per quanto concerne la sua formazione musicale, Philip Bone c'informa che egli suonava il violoncello1. Riguardo alla preparazione chitarristica, nella prefazione alle Prime Lezioni Per Chitarra ( a 5 corde) Moretti si autodefinisce un “Dilettante”2, o piuttosto, diremmo noi, un "autodidatta", giacché nell'introdurre i Principj della chitarra a sei corde egli dichiara anche di non aver “ritrovato alcuno, che avesse potuto guidar[lo] alla conoscenza di quell'istrumento”3.
Ma è proprio in virtù della mancanza di questa preparazione specifica che le opere didattiche per chitarra di Moretti assumono quel carattere pionieristico che le rende così originali. Mi riferisco in particolar modo alle Prime Lezioni Per Chitarra che, più di tutte, risentono fortemente della formazione violoncellistica dell'autore.
Come ha evidenziato Franco Poselli, le Lezioni si compongono di 26 brevi studi così suddivisi: a) 2 "Lezioni" alla "prima posizione"; b) 10 "Lezioni" al "primo manico"; c) 12 "Lezioni" al "secondo manico"; d) 2 "Lezioni" al "terzo manico". Secondo la terminologia usata da Moretti, la "prima posizione" corrisponde all'attuale I e II posizione chitarristica; il "primo manico" alle odierne I-II-III posizione (ma si arriva anche in V); il "secondo manico" alla IV e V posizione (ma si arriva anche in VII); il "terzo manico" parte dalla VI fino a raggiungere la IX e la X posizione4.
In realtà, i termini “posizione” e “manico” utilizzati da Moretti sulla chitarra sono stati da lui mutuati direttamente dal lessico violoncellistico. Nella diteggiatura degli strumenti ad arco, la “prima posizione” è quella in cui l'indice realizza il suono che si trova un tono sopra la corda vuota; la “seconda posizione” si ha invece quando l'indice si trova un tono (o un semitono diatonico) sopra la prima posizione, e così via. La “mezza posizione” – detta anche “mezza manica” – è quella in cui l'indice sta un semitono sotto la prima posizione e corrisponde a ciò che oggi intendiamo per "prima posizione" chitarristica.
Inoltre, sul violoncello distinguiamo anche i seguenti tre tipi di posizione: a) normale, quando il 1° e 2° dito realizzano un semitono e il 1° e il 4° una terza minore; b) con estensione, quando il 1° e il 2° dito realizzano un tono e il 1° e il 4° una terza maggiore; c) con il capotasto (con il pollice della mano sinistra posto trasversalmente sulle corde), quando il 1° e 4° dito arrivano a realizzare una quarta giusta, ed eccezionalmente una quinta giusta.
1 Phlip Bone, The Guitar and Mandolin, op. cit., p. 244.
2 Federico Moretti, Prime Lezioni Per Chitarra, ms., s.l., s.d., Biblioteca del Conservatorio, Milano.
3 Federico Moretti, Prinicpj per la chitarra a sei corde, Napoli 1804.
4 Cfr. Franco Poselli, Federico Moretti e il suo ruolo nella storia della chitarra, “Il Fronimo”, luglio 1973, n. 4, p. 13.
Ad una più attenta analisi s'intuisce come Moretti abbia voluto in qualche modo includere nel termine “manico” le posizioni violoncellistiche “col capotasto”, stravolgendone però il significato originale. Infatti, sulla chitarra il pollice della mano sinistra può agire sulle corde basse solo sporgendosi da dietro il manico e non ponendosi trasversalmente alle corde, come invece avviene nella prassi violoncellistica.
La cosa non deve comunque stupirci visto che si tratta di un procedimento tecnico assai diffuso nei primi decenni dell'Ottocento e che fu sfruttato anche da Paganini. Non dimentichiamo, inoltre, che le Lezioni di Moretti sono destinate alla chitarra a 5 corde che, essendo munita di un manico più stretto, poteva più facilmente consentire al pollice della mano sinistra di raggiungere le corde basse aggirando il manico posteriormente.
Solo così possiamo comprendere perché Moretti sia giunto ad estendere l'ambito del "primo manico" fino al V tasto, quello del "secondo manico" fino al VII e del "terzo manico" fino al X. Tutto ciò perché è il pollice della mano sinistra (usato a mo' di capotasto) e non l'indice a stabilire il punto d'inizio di ciascuna posizione.
Voglio chiudere questa prima parte con una citazione di Thomas F. Heck che, in un contributo su Mauro Giuliani colloca “il più versatile fra gli esecutori-compositori della prima generazione di chitarristi” accanto agli italiani Federico Moretti e Ferdinando Carulli. Ad un certo punto Heck rileva che “…la chitarra classica è più debitrice alla famiglia del violino, in termini di notazione e di dettagli costruttivi, che alla chitarra barocca. E non è certo un fatto accidentale che
Giuliani e Sor fossero abili suonatori di strumenti ad arco in orchestra prima di passare alla chitarra. Prima furono musicisti, poi chitarristi. Qui sta un'importante ragione del loro successo”5.
In effetti, sembra proprio che la conoscenza di uno strumento ad arco da parte dei chitarristi virtuosi di primo Ottocento non costituisca una mera coincidenza, ma il fondamento stesso della loro eccezionalità artistica. Dal biografo Filippo Isnardi sappiamo infatti che, all'età di 18 anni, Mauro Giuliani si trovava a Vienna, dove “…si perfezionò nel contrappunto, nel suono del violoncello e soprattutto della Chitarra, alla quale interamente si diede”6; di Fernando Sor sappiamo invece che da ragazzo suonava la chitarra di suo padre e prendeva lezioni di violino7. Ma la notizia certamente più sconcertante su di lui è riportata nel Diccionario de Efemérides (I vol., Madrid 1868) di Baltsar Saldoni in cui si osserva che: “…nell'anno 1802 o 1804 il console d'Austria diede un gran concerto, in cui riunì tutti i più eleganti e notevoli musicisti che comprendeva Malaga; in questa occasione Sor suonò un assolo di contrabbasso con variazioni che lasciò ammirati e sorpresi tutti coloro che lo udirono, ivi compresi i musicisti presenti”8. Secondo F.J. Fétis, Ferdinando Carulli, figlio di un eminente letterato napoletano, “…incominciò lo studio del violoncello che in seguito abbandonò per dedicarsi allo studio della chitarra”9. C'è infine da citare il versatile chitarrista-violinista Luigi Rinaldo Legnani fortemente legato da reciproca stima ed amicizia a Niccolò Paganini, che lo definì “primo suonatore di quell'istrumento”10.
5 Thomas F. Heck, Mauro Giuliani: Un omaggio in occasione del bicentenario della nascita e un nuovo ritratto, in “Il Fronimo” , ottobre 1981, n. 37, p. 48.
6 “Cenni Biografici intorno a Mauro Giuliano, comunicati per la parte storica dal pregevole Sig. Filippo Isnardi, peritissimo della scienza musicale.” L'Omnibus, foglio periodico IV, 3 (sabato 30 aprile 1836) p. 12. Citato da Thomas F. Heck in Giuliani in Italia, “Il Fronimo”, luglio 1974,, n. 8, p. 16.
7 Encyclopédie Pittoresque de la Musique di Ledhuy e H. Bertini, Parigi, 1835.
8 Cfr. Brian Jeffery, L'attività concertistica di Fernando Sor, “Il Fronimo”, gennaio 1974, n° 6, p. 6.
9 F.J. Fétis, La musique mise à la portée de tout le monde, p. 227. Citato da Mario Dell'Ara in Ferdinando Carulli, “Il Fronimo”, luglio 1979, n. 28, p. 7.
10 Cfr. A. Codignola, Paganini intimo, Genova 1925, p. 488, da una lettera al Germi del 17-7-1836.
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